Mandibola che fa male: cosa può significare?
Un dolore alla mandibola può comparire mentre mastichi, quando apri molto la bocca, al risveglio oppure senza una situazione precisa che tu riesca a riconoscere.
A volte è un fastidio leggero. Altre volte senti la mandibola stanca, rigida o dolorante vicino all’orecchio. Potresti anche accorgerti di stringere spesso i denti oppure sentire rumori durante l’apertura della bocca.
La domanda viene spontanea:
“Da cosa dipende?”
La risposta, però, non può essere stabilita dal sintomo da solo.
Il dolore mandibolare può coinvolgere i muscoli che muovono la mandibola, l’articolazione temporo-mandibolare o altre strutture della regione orofacciale.
Per questo è importante distinguere una cosa fondamentale:
sapere dove senti dolore non significa necessariamente sapere da dove nasce.
Le Raccomandazioni cliniche del Ministero della Salute indicano dolore, alterazioni o limitazioni dei movimenti mandibolari e rumori articolari tra i segni e sintomi più frequenti dei disturbi temporo-mandibolari. Sottolineano però anche l’importanza di escludere altre possibili cause di dolore orofacciale.
Il dolore alla mandibola non è una diagnosi
Dire:
“Mi fa male la mandibola”
descrive un sintomo.
Non identifica automaticamente una malattia.
Nel dolore orofacciale, infatti, la zona nella quale viene percepito il dolore e la struttura che lo genera non coincidono necessariamente.
Il dolore proveniente da strutture profonde può inoltre essere percepito in aree differenti dalla sua vera origine. È uno dei motivi per cui la diagnosi del dolore orofacciale richiede attenzione alla storia del sintomo e all’esame clinico.
Due persone che indicano apparentemente lo stesso punto della mandibola possono quindi avere situazioni differenti.
In breve
Il dolore alla mandibola può avere origini diverse. Muscoli masticatori e articolazioni temporo-mandibolari sono tra le strutture che possono essere coinvolte, ma il sintomo da solo non permette di stabilire una diagnosi.
Quando possono essere coinvolti i muscoli?
La mandibola viene mossa da diversi muscoli che utilizziamo continuamente per masticare, parlare e deglutire.
In alcune situazioni questi muscoli possono diventare doloranti o affaticati.
Il fastidio può essere avvertito come:
- tensione;
- indolenzimento;
- stanchezza;
- dolore durante la masticazione;
- fastidio quando si apre molto la bocca;
- sensazione di muscoli del viso affaticati.
Tra gli elementi che possono essere presi in considerazione ci sono anche attività parafunzionali come il serramento o il digrignamento dei denti.
Questo, però, non significa che ogni dolore mandibolare sia causato dal bruxismo.
La relazione tra parafunzioni e disturbi temporo-mandibolari deve essere valutata nel singolo caso e non può essere dedotta dalla presenza di un solo sintomo.
Quando può essere coinvolta l’articolazione temporo-mandibolare?
Le articolazioni temporo-mandibolari, spesso indicate con la sigla ATM, si trovano davanti alle orecchie e permettono alla mandibola di compiere i propri movimenti.
In alcuni disturbi temporo-mandibolari possono comparire:
- dolore durante alcuni movimenti;
- difficoltà nell’apertura della bocca;
- limitazione del movimento;
- sensazione di blocco;
- click o altri rumori articolari.
Ma anche qui bisogna evitare conclusioni troppo rapide.
Un click non significa automaticamente che l’articolazione sia dolorante o gravemente compromessa.
I rumori articolari possono infatti essere presenti anche senza dolore.
Dolore vicino all’orecchio: è necessariamente la mandibola?
No.
L’ATM è molto vicina all’orecchio, quindi è comprensibile che il paziente abbia difficoltà a distinguere esattamente l’origine del fastidio.
Ma il dolore orofacciale può avere diverse origini.
Le Raccomandazioni ministeriali ricordano che possono essere coinvolte strutture muscolo-scheletriche, dento-alveolari, neurologiche, vascolari e altre strutture della regione facciale.
Esistono inoltre forme di dolore riferito nelle quali la zona dolorante non coincide con quella che genera realmente il dolore.
Per questo non è corretto concludere:
“Mi fa male davanti all’orecchio, quindi è sicuramente l’ATM.”
È un dato da valutare, non una diagnosi.
E se stringo i denti?
Accorgersi di tenere spesso i denti serrati è un’informazione utile.
Serramento e digrignamento fanno parte delle attività parafunzionali che possono aumentare il carico sul sistema masticatorio.
Ma anche qui bisogna evitare un’equazione troppo semplice:
dolore mandibolare = bruxismo.
Per capire se il serramento abbia un ruolo bisogna considerare il comportamento complessivo del sintomo e gli elementi che emergono dall’esame clinico.
Cosa puoi osservare?
Prima di una valutazione può essere utile prestare attenzione ad alcune caratteristiche del dolore:
quando è iniziato, se è continuo o intermittente, se riguarda uno o entrambi i lati, se aumenta durante la masticazione, se compare soprattutto al risveglio, se peggiora aprendo molto la bocca, se sono presenti rumori, blocchi o una limitazione dell’apertura e se ti accorgi spesso di serrare i denti.
Non devi utilizzare queste informazioni per cercare di diagnosticarti da solo.
Servono a descrivere meglio quello che sta succedendo.
Nella valutazione del dolore orofacciale vengono infatti considerati elementi come cronologia, intensità, localizzazione, durata, frequenza, qualità del dolore, fattori che lo aggravano o lo alleviano e sintomi associati.
Quando può essere utile approfondire?
Un singolo episodio di fastidio non significa necessariamente che esista un disturbo temporo-mandibolare.
Può però essere utile approfondire quando il dolore ritorna frequentemente, persiste, interferisce con la masticazione, compare durante i movimenti mandibolari oppure si accompagna a difficoltà nell’apertura, blocchi o cambiamenti nella funzione.
Lo scopo della valutazione non è semplicemente assegnare un’etichetta al sintomo.
È cercare di capire quali strutture possono essere coinvolte e se il problema sia effettivamente di pertinenza gnatologica oppure richieda un diverso approfondimento.
Cosa succede durante una valutazione gnatologica?
Una valutazione gnatologica non consiste soltanto nel controllare come si incontrano i denti.
Vengono raccolte informazioni sulla storia del dolore e possono essere esaminati:
- movimenti di apertura e chiusura;
- capacità di apertura;
- movimenti laterali;
- articolazioni temporo-mandibolari;
- eventuali rumori;
- muscoli masticatori;
- denti e rapporti occlusali.
Le Raccomandazioni cliniche indicano anamnesi ed esame obiettivo come elementi fondamentali nella diagnosi dei disturbi temporo-mandibolari.
L’obiettivo è mettere insieme le informazioni.
Non cercare una spiegazione partendo da un singolo sintomo.
L’errore più comune: decidere subito qual è la causa
Quando compare dolore è naturale voler trovare immediatamente una spiegazione.
“È lo stress.”
“È il bruxismo.”
“È l’ATM.”
“È il morso.”
“È la postura.”
Uno di questi elementi potrebbe anche essere importante nel singolo caso.
Ma trasformarlo nella causa prima di aver valutato il problema rischia di semplificare eccessivamente una situazione che può essere più complessa.
I disturbi temporo-mandibolari vengono infatti descritti come condizioni con caratteristiche multifattoriali e il loro inquadramento richiede anamnesi, esame clinico e diagnosi differenziale.
Una domanda più utile è quindi:
“Quali elementi bisogna valutare per capire meglio da dove arriva questo dolore?”
In sintesi
Se ti fa male la mandibola, il sintomo merita attenzione, ma non un’interpretazione automatica.
Possono essere coinvolti i muscoli, le articolazioni temporo-mandibolari o altre strutture.
Anche serramento, click, rigidità e dolore vicino all’orecchio possono fornire informazioni importanti, ma nessuno di questi elementi permette, da solo, di formulare una diagnosi.
Se il fastidio continua a tornare, persiste o modifica il modo in cui utilizzi la mandibola, può essere utile approfondire.
Domande frequenti
Il dolore alla mandibola significa che ho un problema all’ATM?
Non necessariamente. L’ATM è una delle strutture che possono essere coinvolte, ma il dolore può avere anche origine muscolare o derivare da altre condizioni.
Il bruxismo può provocare dolore alla mandibola?
Serramento e digrignamento possono avere un ruolo in alcuni pazienti, ma la presenza di dolore non permette di concludere automaticamente che la causa sia il bruxismo.
Se la mandibola fa click devo preoccuparmi?
Un rumore articolare non significa automaticamente che esista un problema doloroso. Va interpretato insieme a eventuali altri sintomi, come dolore, blocchi o limitazione dei movimenti.
Il dolore davanti all’orecchio può provenire dalla mandibola?
Può esserci un collegamento, ma il dolore in quella zona può avere anche altre origini. Per questo non va interpretato soltanto in base alla posizione.
Serve sempre un bite?
No. Il bite non è una risposta automatica al dolore mandibolare. L’eventuale indicazione dipende dal quadro clinico e dagli obiettivi del trattamento.
La tua mandibola non è un problema da interpretare da solo.
Se il dolore ritorna, può essere utile iniziare osservando quando compare, cosa sembra modificarlo e quali altri sintomi lo accompagnano.
Scarica la Guida ai segnali della mandibola per capire quali aspetti è utile osservare e quando può essere opportuno approfondire con una valutazione gnatologica.